9 gennaio 1990. Il quadro della Madonna della Milicia arriva a Palermo, nello studio dei restauratori Antonino Pedone, Riccardo Mazzarino e Aldo Passafiume. Questi si interesseranno della parte pittorica; Rosario Carcione e Giuseppe Perrone cureranno la parte lignea. Tolta la rizza d'argento, che era stata sovrapposta intorno al 1850, si procede ad una ricerca attraverso i raggi ultravioletti con lampada di Wood: vera e propria radiografia al dipinto. Si passa quindi all'esame-ricerca dell'autenticità della pittura con Raggi X. Da questi scrupolosi esami emerge qualcosa di nuovo che era stato coperto lungo i secoli, finanche un altro personaggio tra la Madonna e S. Francesco. Forse il committente.
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Il restauto si è articolato nelle seguenti fasi:
- una prima pulitura viene effettuata con miscela solvente 4A e con Butilamine e Dimetil- formammide;
- fissaggio del colore alla tavole, tramite iniezioni di Paraloid B72 diluito;
- velinatura della pellicola pittorica;
- restauro ligneo che prevede: estrazione dei chiodi, risanamento e raddrizzamento delle assi della parchettatura;
- rimozione della velina incollata sulla pellicola pittorica;
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- consolidamento delle grosse spaccature dei buchi e di tutti i frammenti profondi mancanti, con riempimento a base di polvere di legno;
- stuccatura finale a pennello con gesso;
- preparazione di base con tempera diluita a tinta piatta su tutte le parti stuccate;
- leggera verniciatura a pennello con vernice trasparente lucida;
- reintegrazione pittorica limitata soltanto alla ricucitura delle zone mancanti, mediante tecnica del rigatino;
- doppia verniciatura finale, prima lucida e dopo semiopaca.
L'opera così ricondotta alla sua originaria compostezza, ci lascia trasparire un artista di cultura toscana attento alle tematiche giottesche. |
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