Riguardo alla presenza del quadro nel Santuario, sono state avanzate molteplici ipotesi che intrecciano storia e leggenda. Un'antica tradizione orale, trascritta nel 1953 dall'Arciprete Gagliano Melchiorre tramanda che: "Un giorno imprecisato prima del 1600, i pochi abitanti della Milicia videro veleggiare verso Palermo una nave che stentava a superare Capo Zafferano. Quindi girare la prua verso terra e chiamare gente. Accorsi sulla spiaggia alcuni milicioti fu loro offerta la sacra immagine. Seppero dai corsari - si trattava infatti di nave corsara - che l'avevano tenuto come coperchio; credevano che, a causa di essa, non avevano potuto avanzare verso Palermo e invece di buttarla a mare la cedevano in mani cristiane".
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Un testo dialettale, la "nuvena a Madonna di l'Aritu" recitato in preparazione della festa della Milicia, attesterebbe che i pirati dopo aver oltraggiato il quadro, lo buttarono in mare e la sacra immagine approdò alla foce del fiume Milicia. I milicioti la raccolsero con gioia, la posero su un carro trainato dai buoi che da soli la portarono in paese. Si constatò in seguito che i pirati avevano recato oltraggio all'icona, colpendola con una sciabola o scimitarra. Questa ipotesi troverebbe riscontro in alcuni documenti storici. Da un documento datato 15 luglio 1636 si apprende che una nave corsara, non riuscendo ad avanzare verso Palermo, approdò sulle coste della Milicia razziandone i territori ed oltraggiando la sacra immagine lì custodita. Alla notizia dello sbarco dei pirati i palermitani, temendo un'eventuale incursione ai danni della propria città, sospesero i festeggiamenti in onore della Santuzza e accorsero in aiuto dei milicioti e cacciarono i turchi. |
E' in questa occasione che si affermò, tra i palermitani, la devozione alla Madonna della Milicia. I palermitani infatti, durante la solenne processione dell'otto settembre, portano a spalla con i confrati milicioti la "vara" con il quadro della Madonna e al suo rientro in chiesa la vara viene rivolta verso la città di Palermo, in segno di protezione. Più realisticamente si pensa comunque che il quadro sia arrivato ad Altavilla tramite scambi commerciali, attraverso cui giungevano in quell'epoca anche le opere d'arte. L'ipotesi più accreditata è la seguente: il marchese Francesco Maria Beccadelli di Bologna nella cappella annessa al suo palazzo ha voluto collocare un'immagine di famiglia dove erano rappresentati i due santi protettori di cui portava il nome, Maria e Francesco. |
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